Si può riprodurre un album di figurine con i disegni dei cantanti famosi?

In effetti, in virtù dell’art. 96 della legge sul diritto d’autore, salvo alcune eccezioni, il “ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa” L’articolo, come è possibile vedere, parla di “ritratto”, intendendosi con tale termine ogni opera dell’arte figurativa nella quale il soggetto viene riprodotto in modo riconoscibile. Pertanto, se vogliamo riprodurre le immagini dei cantanti in modo che siano somiglianti, occorre richiedere il loro consenso per poterle commercializzare e non è possibile evitare, neppure in questo caso, di pagare i diritti d’autore: occorre considerare che in un caso si è imposto il pagamento dei diritti di autore a favore di una persona nota per la pubblicazione di foto che riproducevano un suo sosia! La ragione di questa “severità” è del resto proprio quella di evitare che si possa raggirare la protezione imposta dalla norma con trucchi di vario genere. L’unico caso in cui è possibile eseguire disegni di persone famose, senza che occorra il loro consenso, si ha quando l’immagine della persona viene resa astratta dall’intervento dell’artista e, quindi, entra a far parte o diventa protagonista di un quadro, senza che però la si riconosca immediatamente. Altresì, non occorre il consenso “quando la riproduzione dell’immagine (di una persona) è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico”, sempre che la messa in commercio del ritratto o della foto non rechi pregiudizio all’onore o alla reputazione della persona stessa.

Ho ideato un gioco a pronostici legato al gioco del calcio. Come posso tutelarlo e sfruttarlo commercialmente?

Per i giochi, in generale, non esiste una tutela specifica e si può solo provvedere a tutelarli in maniera indiretta depositando un brevetto degli eventuali strumenti che servono per la realizzazione del gioco ed effettuando un deposito alla SIAE del regolamento. In realtà, entrambe queste procedure sono delle soluzioni che non offrono garanzie assolute di tutela, in quanto qualcuno potrebbe comunque sfruttare l’idea del gioco ed attuarlo formulando un regolamento del tutto diverso o utilizzando strumenti che non abbiano nulla a che vedere con quelli che si potrebbero brevettare. Pertanto, i giochi possono essere tutelati validamente solo con riferimento al modo preciso in cui sono fatti, ma non si può pretendere di avere una forma di tutela che vada oltre il modo esatto in cui si è scelto di attuarli. L’unica cosa da fare per poter concretamente tutelare il gioco è, quindi, depositare il brevetto di una eventuale schedina che fosse necessaria per realizzare il gioco e contemporaneamente depositare come marchio il nome del gioco stesso che, se particolarmente accattivante, potrebbe poi essere scelto per il lancio del nuovo sistema.Nel caso di specie le cose si complicano ulteriormente sul piano commerciale, in quanto nel caso dei giochi a pronostici o delle lotterie, c’e’ anche il problema della loro pratica attuazione dato che questi giochi sono autorizzati dal Ministero delle Finanze che dispone anche di una propria sezione interna, dedita ad inventare nuovi giochi e fino ad oggi non mi risulta che esista un solo gioco sul mercato che sia stato acquistato dall’esterno.

Come si protegge un gioco da abbinare al superenalotto?

In materia di giochi, non esiste una normativa precisa che garantisca loro una tutela piena ed assoluta, come accade nel caso delle soluzioni di tipo tecnico, per cui per poterli tutelare occorre fare ricorso a forme di protezione indiretta che vanno ad incidere su alcuni aspetti del gioco stesso. In primo luogo, si potrebbe brevettare come modello di utilità la schedina disegnata appositamente per il gioco in questione ed indispensabile per il suo funzionamento. In secondo luogo, si può depositare presso la SIAE il regolamento del gioco come opera inedita, sebbene questo tipo di protezione sia molto aleatorio, in quanto, fino ad oggi, raramente i giudici hanno riconosciuto valida una simile protezione. Comunque, dato il costo pressoché irrisorio, conviene sempre tentare per avere qualche arma in più da spendere in caso di plagio. La vera nota dolente nella realizzazione di questo tipo di giochi è rappresentata, più e oltre che dalla loro tutela, dalla difficoltà di poterlo vedere diffuso ed attuato, in quanto il monopolio dei giochi legati alla sorte è del Ministero delle Finanze che decide direttamente quali giochi realizzare. Pertanto, è consigliabile rivolgersi direttamente al Ministero e sperare che lo stesso voglia prendere buona nota dell’idea e realizzarla versando all’inventore una percentuale per i diritti d’autore. Nella mia esperienza, anche abbastanza diretta, ho sempre visto inventori lamentarsi, a torto o ragione, di essersi visti copiare dei giochi che avevano presentato al Ministero, mentre dirigenti del Ministero mi hanno più volte assicurato che non acquistano mai diritti dall’esterno ed i giochi, per così dire, se li fanno in casa, perché fa parte del loro lavoro. Sarebbe magari interessante scoprire se “quelli di casa” oltre allo stipendio percepiscano anche una royalty per l’ideazione del gioco. Il suggerimento è quello di procedere per i propri passi, ma occorre prepararsi ad una dura battaglia.

È sufficiente effettuare il deposito alla SIAE per proteggere un personaggio di fantasia?

Il deposito presso la sezione delle opere inedite della SIAE è sicuramente la forma di protezione migliore da attuare per proteggere un personaggio di fantasia che in quanto tale rientra tra le opere protette dalla legge sul diritto di autore. A questo tipo di tutela si può aggiungere una registrazione come marchio del nome del personaggio, che gioca spesso un ruolo fondamentale anche per il fatto che il marchio può essere rinnovato di dieci anni in dieci anni senza che si perdano i diritti di sfruttamento economico. La legislazione sul diritto d’autore è piuttosto uniforme nei paesi più avanzati e viene normalmente garantita senza che debba essere eseguita alcuna formalità specifica. Esiste, in particolare, uno specifico accordo internazionale tra numerose nazioni, la Convenzione di Berna, che prevede che gli autori godono all’estero degli stessi diritti che quello stato attribuisce ai propri cittadini senza che si renda necessaria alcuna formalità (art. 5 Conv. Di Berna). In pratica per estendere questa protezione all’estero non si deve fare niente, salvo effettuare delle registrazioni presso gli organi pubblici appositi, qualora il personaggio venisse pubblicato ed al fine di precostituirsi delle prove della propria creazione. I depositi che spesso si fanno, compreso quello italiano alla SIAE, hanno infatti il solo scopo di fornire la prova di essere autori di un’opera, ma il diritto in sé lo si acquista già nel momento stesso in cui la si realizza.

Ho in mente di scrivere un libro di favole, composto da testi e disegni, che vorrei presentare ad una casa editrice. Come posso fare a farlo senza correre il rischio che mi copino l’idea?

Un’opera intellettuale, quale il libro, è protetta automaticamente dalla legge sul diritto d’autore, che garantisce a chi la realizza sia i diritti di sfruttamento economico del manoscritto, sia il diritto morale ad esserne riconosciuto autore. Tuttavia, affinché si possano vantare tali diritti, occorre aver realizzato materialmente il libro e non e’ sufficiente pensare di farlo. Il fatto, quindi, di avere in mente una buona trama per un libro di favole ed un particolare tipo di illustrazioni non è sufficiente ad ottenere tutela, occorre, infatti che venga materialmente messo in atto quanto è stato semplicemente pensato. Inizialmente è possibile anche predisporre una descrizione della struttura del libro e delle bozze di massima di alcuni disegni per proporli a degli editori, ma è solo sul lavoro completo che è possibile vantare dei veri e propri diritti. E’ ovvio che più il lavoro è allo stato di “idea” e meno garanzie sussistono, per cui il primo consiglio è quello di realizzare il testo al livello più avanzato possibile se non ancora completato, indicandone tutti i particolari. Nonostante, come detto prima, il diritto d’autore sia garantito “di per se”, prima di presentarlo ad una casa editrice è, comunque, consigliabile depositare una copia del libro alla SIAE come opera inedita. Per farlo è sufficiente rivolgersi all’ufficio SIAE della propria città ovvero consultare il sito internet www.siae.it , ritirare o scaricare gli appositi moduli per questo tipo di deposito, compilarli ed inviarli a Roma unitamente ad una copia del libro, sottoscritto per esteso. Tale deposito, il cui costo è abbastanza contenuto, vale per 5 anni e può essere rinnovato per uguale periodo un mese prima della scadenza.

È possibile utilizzare la traduzione del libro di un autore morto da oltre duecento anni, semplicemente citando il nome dell’autore e del traduttore, senza pagare i diritti a nessuno?

I diritti d’autore su un’opera letteraria durano per tutta la vita dell’autore ed, in capo agli eredi, per settanta anni dopo la sua morte, periodo decorso il quale chiunque potrà utilizzare l’opera, farne delle copie e riprodurla nelle forme che preferisce. Nel caso di specie sono indubbiamente scaduti i diritti d’autore dello scrittore originario, deceduto da oltre duecento anni, ma questo non deve indurre in errore e, quindi, considerare che non ci sia alcun diritto da pagare. Deve tenersi presente, infatti, che la traduzione di un libro è da considerarsi un’opera a parte rispetto al libro stesso e su di essa vengono a crearsi nuovi diritti d’autore. E’ pur vero che un autore ha il diritto esclusivo di autorizzare la traduzione del proprio libro, cosa non necessaria nel caso di specie in quanto i diritti dell’autore originario sono scaduti da tempo, ma è anche vero che, una volta effettuata la traduzione, sulla stessa il traduttore vanta dei diritti propri e distinti. Pertanto, se il traduttore è ancora in vita o è deceduto da meno di settanta anni, si dovrà ottenere il suo consenso per l’utilizzazione della traduzione e dovranno, comunque, essere pagati i diritti a lui spettanti in via autonoma rispetto a quelli dell’autore originario. Viceversa, se è suo interesse tradurre l’opera, allora per questa operazione non dovrà essere chiesto il consenso ad alcuno e sarà possibile farlo tranquillamente in quanto l’opera di base è liberamente utilizzabile.

La mia ragazza ha un iride molto particolare e lo abbiamo fotografato con un’apparecchiatura apposita per poter applicare la foto su delle magliette. Possiamo ottenere l’esclusiva dell’uso dell’immagine?

Indubbiamente è possibile utilizzare la foto realizzata in modo esclusivo, ricorrendo alla legge sul diritto d’autore. Le immagini originali e creative godono di apposita tutela e gli autori possono vantarne tutti i diritti semplicemente apponendo sulle magliette, sotto la foto, la dicitura “copyright by” ed indicando in seguito il nome del titolare dei diritti, il luogo e la data di pubblicazione. Nel caso di specie, però, si potrebbero porre alcuni problemi qualora il fotografo avanzi dei diritti sull’immagine scattata, nel caso in cui lo scatto abbia caratteristiche di originalità. Si sommano, infatti, i diritti della persona ritratta ed i diritti di chi esegue il ritratto. Sarebbe, pertanto, consigliabile, dato che il lavoro viene eseguito su commissione, farvi rilasciare una liberatoria da parte del fotografo in modo da evitare spiacevoli conseguenze in futuro. L’immagine dovrà comunque, per maggiore garanzia, essere depositata anche alla SIAE come opera inedita e, meglio ancora, registrata come marchio. Con la registrazione del marchio, è possibile ottenere il diritto di utilizzare l’immagine a scopo commerciale, apponendola sui prodotti indicati nell’apposita domanda. Non occorre, invece, depositare, accanto alla foto, anche un nome o una parola particolare, in quanto il marchio registrato può anche avere ad oggetto una sola immagine grafica. L’unica precauzione è quella di indicare tutti i possibili usi che di quell’immagine/marchio potranno essere fatti, perché la domanda di marchio depositata è immodificabile e se si vogliono tutelare in futuro nuovi prodotti è necessario procedere con il deposito di una nuova domanda di marchio.

Sono titolare di uno studio che si occupa di grafica tridimensionale, in pratica eseguo disegni tridimensionali, fotomontaggi ed animazioni virtuali per professionisti quali architetti, arredatori, pubblicitari, ed ogni imprenditore che voglia rappresentare virtualmente un progetto. Quello che vorrei sapere è di chi è il diritto d’autore sulle immagini e sui filmati che produco per queste persone tenendo presente che le produco sulla scorta di loro indicazioni e di loro progetti.

La prima cosa che occorre analizzare è se quanto lei realizza sia da considerarsi un mero lavoro tecnico o se possa essere definito come un’opera intellettuale. Nel primo caso, ovvero qualora il suo lavoro consista solo nel riprodurre certi dati in un certo formato ed animarli utilizzando un apposito programma, senza che lei esegua alcun lavoro creativo, non si pone alcun problema interpretativo, in quanto lei si limiterebbe a svolgere un incarico, sarebbe ricompensato per quello e non potrebbe vantare alcun’altra pretesa. Se, invece, i lavori eseguiti sono opere creative, in quanto da un disegno di base o da una mera idea vengono realizzati disegni tridimensionali o animazioni che possono considerarsi un’opera intellettuale, allora il discorso cambia. In tale ipotesi, il diritto d’autore sulle immagini spetta all’autore, ma se le opere vengono realizzate su commissione e a tal fine, l’unico diritto che spetta all’autore è quello “morale” e non anche quello economico. Ciò significa che il realizzatore dell’opera dovrà sempre essere indicato come l’autore, ma non potrà pretendere alcun compenso economico ulteriore per l’uso che i committenti faranno del lavoro in questione. L’unica alternativa per modificare tale assetto di interessi è mettere per iscritto al momento dell’incarico, che i diritti d’autore vengono regolati in un certo modo piuttosto che in un altro magari riservandosi il diritto di utilizzare quei lavori ad altri fini. Tenga tuttavia presente che in caso di uso, come base, di foto o disegni di terzi, non è possibile elaborarli senza il loro consenso, per cui anche questo aspetto dovrà essere valutato accuratamente volta per volta.

Abbiamo realizzato una serie di moduli innovativi e vorremmo tutelarli. Ci hanno detto che è sufficiente scriverci in basso “copyright” seguito dal nostro nome. È vero? È sufficiente una precauzione del genere?

Il tipo di tutela dei moduli, o meglio dei “form” che spesso vengono utilizzati per lo svolgimento delle normali attività professionali è piuttosto incerto. Per alcuni tipi di formulari, costituiti principalmente da tabelle, schemi ed altre suddivisioni della pagina da utilizzare, così come per le bollette con le quali si provvede al pagamento di tasse o utenze, è possibile ottenere un brevetto per modello di utilità relativo al modulo stesso, mentre in altri casi a causa dello scarso carattere “tecnico” del formulario predisposto, lo strumento brevettuale non è utilizzabile. In particolare, se i moduli contengono essenzialmente scritte, descrivono procedure o consistono in formule, non è possibile ricorrere al brevetto ma si potranno vantare solo diritti derivanti dalla legge sul diritto d’autore. In tal caso, in effetti, potrebbe anche essere sufficiente apporre la dicitura “copyright” in fondo alla pagina, seguita dal nome degli autori e dalla data di prima pubblicazione. In ogni caso, per scrupolo e per poter avere prova certa della data di realizzazione e del nome degli autori, potrebbe essere consigliabile depositare i moduli alla SIAE come opera inedita. La SIAE non effettuerà alcun controllo sul contenuto, ma invierà al richiedente un numero progressivo di registrazione ed una data a decorrere dalla quale il deposito avrà valore. Nel caso in cui si dovesse affrontare una causa legale per plagio dei moduli, avere a disposizione il deposito alla SIAE agevola notevolmente il carico probatorio spettante all’autore dei moduli stessi.

Dipingo quadri per passione e ne ho venduti alcuni. Adesso uno dei miei acquirenti vuole realizzare delle stampe con i miei quadri: può farlo? Come faccio a rivendicare la paternità di ogni quadro?

Dipingere quadri è un’attività artistica e le opere che si realizzano sono tutelate automaticamente dalla legge sul diritto d’autore senza che occorra compiere alcun atto in particolare. L’unico problema potrebbe essere quello di dimostrare di essere gli autori di un quadro, problema che normalmente si risolve semplicemente apponendo la propria firma che è un tratto unico di ogni persona. Alcuni pittori, però, per fornire ai propri clienti un certificato di autenticità si rivolgono ad un Notaio, presso il quale depositano la firma ed il quale dichiara, per ogni dipinto, che effettivamente proviene dall’autore. Quello che può essere importante è, comunque, dotarsi di una prova che quel quadro è stato realizzato da un certo soggetto, in qualsiasi modo questa prova possa essere ottenuta. Riguardo alle stampe, l’acquirente del quadro non può affatto utilizzarlo ad altri fini che non siano appenderlo in casa propria e, se del caso, esporlo nelle mostre anche se su quest’ultimo punto non tutti sono d’accordo che sia una prerogativa dell’acquirente dell’opera. Le stampe, in ogni caso, non rientrano nei diritti dell’acquirente, per cui se quest’ultimo vuole realizzarle, deve necessariamente chiedere il consenso dell’autore cui deve anche corrispondere un compenso in base alla produzione che realizzerà. Nel caso in cui proceda autonomamente a far riprodurre le stampe, è possibile rivolgersi ad un legale per fare valere i propri diritti.